Gran Caffè Gambrinus : un pezzo di storia

Il Gran Caffè Gambrinus di Napoli è uno dei dieci bar più antichi d’Italia. Un tempo si chiamava Gran Caffè delle Sette Porte. La storia di questo famoso locale inizia con l’Unità d’Italia quando, nel 1860, al piano terra del palazzo della Foresteria, l’elegante edificio del 1816, oggi sede della Prefettura, viene aperto il “Gran Caffè”. Con la sua posizione nel cuore della città, tra Piazza Plebiscito e Palazzo Reale, il Caffè diventa in un attimo il salotto del bel mondo napoletano, con le delizie firmate dai migliori pasticceri, gelatai e baristi. Anche la famiglia reale l’apprezza, al punto di incoronarlo “Fornitore della Real Casa”, insieme ai migliori fornitori del Regno delle due Sicilie. Nel 1890, il locale viene rimesso a nuovo, con lungo restyling che lo trasforma in uno scrigno di opere d’arte: le sale vengono decorate con i marmi di Jenny e Fiore, gli stucchi del Bocchetta, i bassorilievi del Cepparulo e le tappezzerie del Porcelli, e le pareti affrescate dai più importanti paesaggisti napoletani. Viene ribattezzato “Gran Caffè Gambrinus”, dal nome del leggendario re delle Fiandre, inventore della birra.  Diventa il cuore della vita mondana, culturale e letteraria della città. Lo frequentano re e regine, artisti e dive, politici e letterati, un via vai stimolante che lo elegge a caffè letterario. E ogni sala viene chiamata in base agli incontri e ai simposi che vi si tengono: la sala politica, la sala della vita, la sala rotonda. Negli anni della Belle Époque, il Gambrinus  è il locale più amato  di tutto il centro-sud con le sue sale arredate in stile beaux-arts, dove guardare e farsi vedere, sorseggiare un drink e assistere al Cafè Chantant. Tra balli e can-can, nasce anche una nuova figura, tutta partenopea: la sciantosa, ovvero la chanteuse, la cantante che si esibiva in operette liriche, performance teatrali e scenette satiriche. Gabriele D’Annunzio era un assiduo frequentatore del Gambrinus. Tra queste sale il poeta ha composto molti versi, come quelli di ‘A Vucchella, per esempio, poi musicata anche da Enrico Caruso, altro habituè. Oscar Wilde lo frequentava in compagnia del suo amante, scandalizzando tutti i signori dell’alta società. Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao tra quei tavolini hanno fondato un nuovo giornale, Il Mattino. Nel 1938,  il prefetto Marziale ne ordinò la chiusura, perché considerato luogo antifascista. Verso la fine del Novecento, il locale  fu recuperato da Michele Sergio, ultima generazione della famiglia che ha rilevato il bar negli anni Settanta e gli ha dato una nuova vita, permettendogli di tornare al suo splendore. Oggi  per la prima volta in 160 anni si è abbassato il sipario, complici la pandemia e la crisi economica. Nonostante ciò il Gambrinus ha resistito ancora una volta e dopo quasi 2 anni ha riaperto i battenti.

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